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Ambienti confinati: appunti per una formazione efficace

Nei settori caratterizzati da un significativa presenza di ambienti confinati, e quindi da un incremento del rischio infortunistico, risulta indispensabile progettare interventi mirati sia in ambito formativo sia sul piano organizzativo.

L’obiettivo primario è duplice: prevenire l’evento incidentale ed evitare il verificarsi di infortuni aggiuntivi da parte degli operatori coinvolti nelle attività di soccorso.

Le considerazioni che seguono intendono proporre una riflessione per i formatori e per coloro che progettano percorsi dedicati alla sicurezza negli ambienti confinati.

Centralità delle esperienze

È fondamentale impostare un programma formativo che, partendo dalla soggettività di ciascuno, approfondisca il reale modo di pensare e agire nella quotidianità, considerando anche gli aspetti emotivi legati alle diverse situazioni lavorative.

Occorre favorire la consapevolezza dei fattori che possono spingere a entrare in modo istintivo in un luogo confinato e le componenti emotive che intervengono sia nell’assunzione deliberata del rischio per portare a termine un compito, sia nella decisione di prestare soccorso a un collega.

È necessario sviluppare la consapevolezza dei rischi effettivi derivanti da tali comportamenti, analizzando congiuntamente le motivazioni individuali e i possibili errori decisionali che possono portare a sottovalutare la pericolosità dell’ambiente.

La presentazione di casi studio, dinamiche incidentali reali e informazioni tecniche relative agli agenti chimici o fisici presenti rappresenta un elemento chiave per evidenziare l’elevata probabilità di infortuni gravi o mortali.

Al termine del percorso formativo, è opportuno definire e condividere con tutto il personale coinvolto una procedura operativa, da applicare sistematicamente in occasione dell’ingresso in ambienti confinati.

Prevenzione del soccorso spontaneo non sicuro

Per ridurre il rischio correlato al soccorso spontaneo, l’analisi deve considerare il momento critico in cui l’operatore è chiamato a scegliere tra l’ingresso immediato per assistere il collega e l’attivazione della catena di emergenza.

In situazioni ad alta pressione emotiva, intervengono diversi fattori che possono favorire un comportamento impulsivo: sopravvalutazione delle proprie capacità di sopravvivenza, senso di responsabilità verso il collega, percezione distorta dell’urgenza.

La formazione deve pertanto favorire il riconoscimento di tali dinamiche e guidare alla definizione di comportamenti standardizzati che garantiscano un intervento sicuro e coordinato.

Tuttavia, l’efficacia della formazione risulta limitata in assenza di un adeguato supporto organizzativo. È quindi indispensabile predisporre:

  • un sistema di allarme attivabile in modo rapido e immediato, senza che l’operatore debba allontanarsi dal luogo dell’evento;
  • una squadra di emergenza addestrata e qualificata in grado di intervenire entro tempi certi e prestabiliti.

Solo la percezione concreta dell’efficienza della struttura di emergenza consente all’operatore di astenersi dal soccorso immediato e non protetto, riducendo in modo significativo il rischio di infortuni gravi o mortali.

Image by Drazen Zigic on Freepik


Per approfondire il tema

Di seguito trovi altri approfondimenti dedicati ai rischi e alla prevenzione negli ambienti confinati:

  1. I casi di infortuni mortali in ambienti confinati
  2. Luoghi confinati: si salva l’infortunato, muore il soccorritore!
  3. Focus sugli incidenti in ambienti confinati del settore vitivinicolo
  4. Luoghi confinati: muore l’infortunato, il soccorritore riesce a salvarsi per un “soffio”
  5. Incidenti accaduti all’interno di fognature, vasche e autocisterne contenenti materiali organici in decomposizione
  6. L’importanza di individuare i “luoghi confinati” e i pericoli potenzialmente presenti
  7. Regole e precauzioni per accedere e operare in sicurezza in un luogo confinato

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