Analizzando la banca dati Infor.MO dell’INAIL che raccoglie le schede delle indagini effettuate dagli SPISAL per gli infortuni mortali risulta che tra il 2006 e il 2022 sono accaduti nelle aziende del settore vitivinicolo numerosi altri infortuni mortali con modalità e cause molto simili.
Le vittime entravano all’interno di cisterne, botti e autoclavi per recuperare utensili caduti, effettuare pulizie o ispezioni oppure si sporgevano solamente con la testa ed il busto all’interno di serbatoi o attraverso boccaporti per eseguire dei controlli visivi dell’interno.
La causa della morte in tutti i casi è stata asfissia, dovuta a: atmosfera carente di ossigeno, oppure accumulo di gas asfissianti, principalmente azoto o anidride carbonica (CO₂).
In diversi episodi, anche i tentativi di soccorso improvvisati hanno messo in pericolo altri operatori, portando in un caso alla morte di un secondo individuo.
Gli interventi di soccorso professionali (VVFF) non sono riusciti a salvare le vittime, spesso a causa del ritardo nell’allerta o della rapidità dell’asfissia.
In totale, gli incidenti descritti hanno causato 9 decessi.

Cause ricorrenti degli incidenti
Dall’analisi dei casi emergono tre cause principali di asfissia:
1. Presenza di Azoto (3 casi)
- L’azoto viene usato frequentemente nelle cantine durante imbottigliamento e inertizzazione.
- È un gas inodore e non percepibile, che può ridurre rapidamente l’ossigeno disponibile.
- Ha causato vari incidenti quando presente come residuo in cisterne o serbatoi.
2. Atmosfera satura di CO₂ (3 casi)
- La CO₂ è prodotta naturalmente durante la fermentazione.
- È più pesante dell’aria: tende ad accumularsi sul fondo di botti e cisterne.
- Anche in piccole quantità può provocare perdita di coscienza in pochi secondi.
3. Atmosfera carente di ossigeno (2 casi)
- Può derivare sia da gas residui (CO₂, azoto) sia da processi di fermentazione che riducono la concentrazione dell’ossigeno nell’aria.
- Frequente in cisterne non ventilate o durante operazioni di pulizia.
Conclusioni principali
- In tutti i casi è mancata la verifica pre-accesso (misurazione della concentrazione O₂ che deve essere almeno del 19,5%) e l’applicazione di procedure di sicurezza.
- I tentativi di soccorso improvvisati generano rischio aggiuntivo (in un caso un secondo decesso).
Per approfondire il tema
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