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Incidenti accaduti all’interno di fognature, vasche e autocisterne contenenti materiali organici in decomposizione

Analizzando la banca dati Infor.MO dell’INAIL risulta che tra il 2006 e il 2024 sono accaduti 14 casi di infortuni mortali che hanno causato la morte di n. 34 lavoratori.

Le vittime entravano all’interno di vasche interrate, pozzetti o cisterne per eseguire ispezioni, manutenzioni o pulizie dove erano presenti residui di reflui fognari o di materiali organici in decomposizione.

La causa della morte in tutti i casi è stata asfissia, dovuta alla presenza accertata di idrogeno solforato (in 12 casi) o di atmosfera carente di ossigeno (in 2 casi).

In 7 casi i tentativi di soccorso improvvisati hanno messo in pericolo altri operatori, portando alla morte di 14 soccorritori

Tipologie di incidenti

Dall’analisi dei casi emergono tre cause principali di incidenti:

1. Fognature, pozzetti e impianti di depurazione comunali o consortili

Ci sono stati 9 casi con un totale di 21 decessi.
Le vittime entravano all’interno di vasche interrate, pozzetti o cisterne per eseguire ispezioni, manutenzioni o pulizie dove erano presenti residui di reflui fognari o di materiali organici in decomposizione.

Tra i deceduti ci sono stati anche 8 soccorritori, intervenuti istintivamente e privi della formazione, DPI e attrezzature necessarie

L’asfissia è stata causata in 7 casi dalla presenza di idrogeno solforato e in 2 casi da atmosfera carente di ossigeno.

2. Pulizia di autocisterne contenenti residui di reflui

Ci sono stati 3 casi con un totale di 8 decessi.

In 2 casi i lavoratori entravano all’interno delle autocisterne attraverso boccaporti di piccole dimensioni per eseguire la pulizia mentre in 1 caso due autisti si avvicinavano dall’esterno controllare il livello di riempimento ed erano investiti dai gas che fuoriuscivano dal boccaporto.

l boccaporti di piccole dimensioni non premettevano l’afflusso di aria pulita all’interno della cisterna e rendevano assai difficoltoso il soccorso dei lavoratori privi di sensi che erano all’interno.

Tra i deceduti ci sono stati anche 4 soccorritori, intervenuti istintivamente.

In tutti i casi l’asfissia è stata causata da alte concentrazioni di idrogeno solforato.

3. Trattamento di reflui e scarti di animali provenienti dalla macellazione

Ci sono stati 2 casi con un totale di 5 decessi.

Un caso è stato causato dal trattamento chimico dei liquami zootecnici con sviluppo di una nube di idrogeno solforato che ha investito due addetti e poi 2 soccorritori causandone il decesso.

Anche in questi  casi l’asfissia è stata causata da idrogeno solforato.

Conclusioni principali

La causa di quasi tutti questi infortuni mortali è stata la presenza di idrogeno solforato.

L’idrogeno solforato (chiamato anche acido solfidrico) è un gas tossico e asfissiante che tende ad accumularsi in basso in fogne, aree stagne ambienti chiusi; è prodotto dalla degradazione batterica di sostanze di origine animale e vegetale. E’ un gas molto pericoloso e subdolo perchè se a basse concentrazioni ha un caratteristico odore di uova marce, ad alte concentrazioni è inodore in quanto causa l’esaurimento dei recettori olfattivi.

Ad alte concentrazioni può causare la rapida perdita di conoscenza e la morte in pochi minuti.


Per approfondire il tema

Di seguito trovi altri approfondimenti dedicati ai rischi e alla prevenzione negli ambienti confinati:

  1. I casi di infortuni mortali in ambienti confinati
  2. Luoghi confinati: si salva l’infortunato, muore il soccorritore!
  3. Focus sugli incidenti in ambienti confinati del settore vitivinicolo
  4. L’importanza di individuare i “luoghi confinati” e i pericoli potenzialmente presenti
  5. Regole e precauzioni per accedere e operare in sicurezza in un luogo confinato
  6. Ambienti confinati: appunti per una formazione efficace

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